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Onlus e impegno civile

Faccio parte di un’Associazione di volontariato, questo mi rende orgoglioso, ma allo stesso tempo mi responsabilizza.

Un’associazione è un gruppo di persone che condividono qualcosa, una passione, un interesse, uno scopo: decidono di unirsi, si danno uno statuto che regoli finalità e forme di collaborazione tra gli iscritti  e trovano una sede in cui incontrarsi. Per un’associazione di volontariato vale quanto detto sinora, con un’importante differenza: il centro dell’attenzione diventa l’altro. Con i suoi bisogni, le sue difficoltà, i suoi orizzonti.

Questo impegno, mi ha dato visibilità su alcune problematiche della sanità, e purtroppo anche delle ingerenze della politica sulla sanità.

Devo dire chiaramente che l’esperienza, ormai quinquennale, è stata estrema, ovvero così come è stato molto emozionante vivere un’esperienza di aiuto ad altri, vedere genitori prodigarsi verso altri genitori, vedere impegno totale da parte di qualche associato a discapito del proprio lavoro e togliendo tempo alla propria famiglia, ho visto medici che hanno dedicato la loro vita alla causa, non tenendo in nessuna considerazione eventuali amicizie utili o arricchimenti facili.

Invece estremamente brutto, è stato vedere, la politica che privilegia l’amico, invece del bravo, che blocca l’informazione semplicemente perchè tale informazione potrebbe essere letta a discapito di interessi di parte, sapere di chirurghi che si improvvisano in operazioni non nelle loro corde, per ambizione professionale, oppure che nascondono o peggio denigrano alternative di gran lunga più qualitative per il paziente allo scopo di “tenerselo” in ospedale

Faccio il piccolo imprenditore, quindi di ingustizie, sopprusi e situazioni spiacevoli, me ne intendo, ma quando si parla di salute, in modo particolare di salute di neonati o bimbi molto piccoli, credevo che l’umanità fosse migliore, speravo in cuor mio di non dover dire o scrivere mai queste cose.

Sia chiaro, stiamo parlando di minoranze, di pochi soggetti, ma solo il fatto che esistono in Italia nel 2012 è molto triste.

Per chiudere un messaggio posivito, chi volesse impegnarsi in una Onlus, lo faccia assolutamente, non c’è soddisfazione e gratificazione più grande del rigraziamento dei beneficiati. E personalmente, dopo un minimo d’impegno, ci sentiamo veramente persone migliori!

Descrizione Daniele Ielli

La comunicazione digitale è il mio lavoro, nonostante non sia nativo digitale, 45 all'anagrafe, (troppo) piccolo imprenditore, marito (da 21 anni) e padre (da 16), lavoro 1/2 giornata da molti anni (12 ore), cerco di fare del mio meglio per lasciare un mondo migliore.

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